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Come i nofollow link possono impattare sulla SEO del tuo sito

nofollow link

Oggigiorno non è più sufficiente creare un sito web per aumentare la visibilità del brand, né tantomeno per raggiungere nuovi potenziali clienti in target.

Occorre infatti lavorare su diversi fronti per poter emergere e guadagnare con un business online.

Uno di questi “fronti” è senza ombra di dubbio la SEO, ovvero l’insieme di quelle azioni e tattiche che servono per attirare utenti in target attraverso i motori di ricerca.

La link building rappresenta una di queste “tattiche”.

In questo articolo vogliamo approfondire un aspetto particolare della link building, ovvero la creazione di backlink, e in particolare capire in che modo i nofollow link possono impattare sulla SEO del tuo sito.

Perché distinguere tra dofollow e nofollow link

L’attributo nofollow di un link “dice” all’algoritmo di Google che quel collegamento non deve essere “seguito” dal bot ai fini del ranking.

L’attributo dofollow, invece, dice esattamente il contrario, ovvero che quel link porta a un contenuto di valore e che quindi deve essere scansionato dal bot e considerato come fattore di ranking del sito a cui “punta”.

Fino al 2005 Google non distingueva tra nofollow link e dofollow link: erano tutti dofollow.

La distinzione si è resa necessaria quando siti, blog e forum iniziarono ad essere tempestati di commenti spam con link a siti esterni.

Questo ha indotto Google ad introdurre la differenza tra nofollow e dofollow, dando solo a questi ultimi il “potere” di incidere sul ranking.

Tutti i link pubblicati sui blog e i siti di news più importanti, nei forum, sui social media (pensiamo a Facebook) e attraverso la pubblicità a pagamento (Facebook Ads e Google Ads), sono nofollow link.

 

Un ritorno al passato?

nofollow linkOra però le cose sembrano essere cambiate di nuovo. Google infatti ha constatato che l’uso massivo del nofollow ha di fatto annullato la distinzione tra contenuti autorevoli e spam.

Ecco perché a settembre di quest’anno Google ha introdotto una novità importante.

In pratica i nofollow link (quindi anche quelli pubblicati sui social ad esempio) potranno essere utilizzati come “suggerimento” per il ranking.

Non dobbiamo usare nofollow per scopi di ranking – ma possiamo farlo”.

A questo annuncio ufficiale sono seguite alcune precisazioni che mettono in luce la volontà da parte di Google di dare maggior valore alle informazioni e ai contenuti ritenuti importanti e non spam.

La politica dei nofollow link a tappeto adottata dai principali siti e piattaforme social rischiava di “appiattire” tutta l’informazione.

In questo modo Google prova a ridare valore ai contenuti davvero importanti.

Lo fa nella consapevolezza che il suo algoritmo è tutt’altra cosa rispetto a 15 anni fa e che, in quanto intelligenza artificiale, è in grado di distinguere tra informazione reale e spam.

Quindi in definitiva oggi i nofollow link possono impattare positivamente sulla SEO; la cosa importante è essere consapevoli del fatto che Google valorizzerà sempre e solo i contenuti meritevoli di attenzione.

Insomma, la qualità prima di tutto.

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