Clubhouse: problemi e opportunità del social del momento

clubhouse

Forse qualche amico ve ne a parlato in maniera entusiastica o forse siete già dentro e state già prendendo confidenza con la piattaforma.

Di quale piattaforma stiamo parlando? Clubhouse, ovviamente! Il social sulla bocca di tutti in questo periodo.

Nato poco meno di un anno fa dall’idea di Paul Davison e Rohan Seth. Un’idea molto semplice in realtà: creare un social media basato esclusivamente su contenuti audio.

Vi abbiamo già accennato del successo dei podcast e del nuovo fiorire del mercato dell’audio digitale come testimoniano anche le ultime strategie adottate dal più grande player del settore, Spotify.

Clubhouse si inserisce perfettamente e prepotentemente in questo contesto offrendo qualcosa di originale e innovativo, o quantomeno facendolo apparire e confezionandolo come tale.

 

Che cos’è e come funziona Clubhouse

Eh sì perché le chat audio in fondo esistono da anni, così come i podcast appunto e i gruppi di discussione.

Ma allora cos’è che rende Clubhouse così innovativo e quindi attraente? E soprattutto quali opportunità offre e quali problemi può comportare per l’utente finale?

Andiamo con ordine e cerchiamo innanzitutto di capire che cos’è Clubhouse.

Si tratta di un social network che permette agli utenti di interagire tra loro all’interno di stanze pubblico o private per mezzo della propria voce.

In pratica nelle stanze si parla e possibilmente ci si ascolta.

clubhouseDi cosa si parla? Di un po’ di tutto, non è verticalizzato, ogni utente può decidere di aprire una stanza su un argomento e invitare i propri follower a entrare e a discutere.

All’interno della stanza avviene una sorta di gerarchizzazione. L’amministratore o gli amministratori hanno il compito in genere di guidare la conversazione accettando o invitando le persone all’interno a salire su una sorta di palco da cui possono parlare.

Solo chi è su questo palco come speaker può parlare. Basta alzare la mano e in genere gli amministratori accettano chiunque in quanto il loro obiettivo è fare in modo che la discussione diventi interessante per tutti.

Dal punto di vista tecnico queste sono le cose più importanti da sapere. Tutto qua.

 

Rischi, opportunità e scenari futuri

Tutto qua per modo di dire, nel senso che questa modalità di interazione apre a una serie di considerazioni in merito all’utilizzo di questo nuovo strumento di socializzazione online che vale la pena accennare.

Clubhouse offre interessanti opportunità, inutile negarlo, per tutti coloro che hanno qualcosa di interessante da dire e che si sentono più a loro agio ad esprimersi parlando invece che a scrivere o ad apparire in video come avviene negli altri social.

La chiacchiera insomma la fa da padrone. Sta poi ai soggetti in gioco trasformarla in una chiacchiera utile e produttiva. Il rischio infatti è quello di lasciarsi prendere un po’ la mano e andare off topic. Gli amministratori-moderatori servono anche a questo.

È quindi un social in cui basta sapersi un po’ muovere e fare networking diventa un gioco da ragazzi.

La voce da questo punto di vista è uno strumento potentissimo.

Un altro aspetto da considerare è il fatto che su Clubhouse non rimane nulla. Tutto si svolge in diretta, le stanze non possono essere riascoltate in un secondo momento.

Questo apre a scenari un po’ inquitanti: FOMO e dipendenza sono rischi evidenti a cui bisogna fare molta attenzione.

È un social che richiede tempo, molto tempo. Come una telefonata di gruppo o una riunione in ufficio, tutto si svolge nel momento presente e quindi bisogna essere lì se si vuole interagire.

Non ci sono i commenti di Facebook…

Un altro punto critico è rappresentato dalla tutela della privacy. A quanto pare sono state riscontrate falle nel trattamento dei dati personali, per cui ad esempio non c’è nulla che vieti ai gestori della piattaforma di registrare le conversazioni e di accedere alla rubrica telefonica degli utenti.

Ma su questo non possiamo dire altro. Le autorità competenti stanno effettuando le opportune verifiche, nella speranza che Clubhouse si adegui in fretta alle normative europee in materia.

In ogni caso abbiamo a che fare con uno strumento molto interessante e dai risvolti futuri imprevedibili.

Un dato è certo, anzi due.

La società che la gestisce a inizio anno è stata valutata 1 miliardo di dollari (mica noccioline) e il modello di business per la monetizzazione non sarà basato sulla pubblicità (come Facebook).

Sarà a subscription? Staremo a vedere.

Intanto “godiamocelo” così e sperimentiamo.

Ti potrebbero interessare